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Dear New York,

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non avrei mai pensato che un giorno mi saresti mancata.

Mi manca la vita che giorno dopo giorno mi ero costruita,

quella in cui c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

Quella in cui dopo il lavoro o la mattina durante il weekend mi preparavo, mi mettevo in metro e andavo.

Quella in cui camminavo per le tue strade senza una meta e mi accorgevo dei dettagli, degli angoli nuovi, mentre il mio progetto prendeva forma.

E tornavo a casa con nuove idee e nuove mentalità.

Mi mancano tutte quelle sere in cui in stazione aspettavo che arrivasse il mio treno (the next stop is Clinton-Washington Av…) e osservavo la vita della gente che scorreva davanti ai miei occhi:

gli innamorati,

i solitari,

i barboni e i senza tetto,

i ragazzini che giocavano a pallone, ballavano e non la smettevano di ridere,

le amiche in minigonna che tornavano a casa dopo la serata,

gente che leggeva un libro,

gente che scriveva carta e penna ecc…

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New York non mi piaceva, perchè non ho mai trovato le mie persone lì.

Ma non smetterò mai di ripetere che stiamo parlando di una città unica al mondo, non rara ma unica.

E viverci, vedere tutte quelle luci tornando a casa in un mercoledì sera qualsiasi, è un sogno ad occhi aperti. Un sogno che ancora oggi, dopo averlo vissuto, non mi sembra reale.

New York è una città indescrivibile,

è pazza, energica,

viva,

senza paragoni,

non per tutti ma per i lottatori,

per i forti e per i folli,

per gli artisti,

per gli imprenditori,

per chi insegue un obiettivo da anni e qui finalmente lo realizza.

Per i cacciatori di orizzonti,

per chi ha personalità e stile ben definito.

Insomma non è di certo per la gente tradizionale, nè tantomeno per chi non ci è mai stato.

New York diventa tua quando inizi a viverci e a capirla, quando fai parte di almeno una delle “categorie” descritte prima.

Non è di certo andare a fare serata il sabato sera, ma fare un brunch nel West Village o una corsetta a Central Park in una mattinata libera da lavoro.

Ballare la salsa a Washington Square Park,

è uno sconosciuto per strada che ti regala un fiore

o un musicista sulla G line che si siede random accanto a te e suona una canzone in portoghese e ti sorride, migliorandoti la giornata.

E’ la Little Italy del Bronx.

E’ “The Stranger’s Project” all’interno del World trade center in cui sono raccolte oltre 100.000 testimonianze, confessioni scritte a mano. La bellezza di chi ha avuto quest’idea non ha eguali!

Sono i Knicks che dopo 53 lunghi anni ritornano campioni mondiali NBA e tutta la notte per le strade c’è la fine del mondo, con Frank Sinatra in sottofondo.

In questa città assurda nascono migliaia di storie di gente che per caso o per scelta si è trasferita, gente proveniente da ovunque nel mondo e che poi sceglie di restarci per anni o per tutta la vita.

Dear New York,

spero di rivederti un giorno

sei stata fonte di ispirazione.

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